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7 Candele da spegnere per Halloween

di il 31 ottobre 2017
 

 

Dunque, biascicanti e sudici nipotini, siete pronti per festeggiare la notte delle streghe?Siete pronti a celebrare degnamente la festa del diavolo come si deve?Non temete, io sono pronto, per quanto questi vecchi stracci nascondano uno spirto di passo vieppiù misoneista. “La Notte di tutti gli spiriti sacri”  eh eh eh, questa lieta kermesse notturna, mi mette sempre una certa allegria post-mortem addosso…E a voi? Avete intagliato ordunque la zucca con taglio macabro e sghignazzante muso? Avete disposto le candele rispettando il sacro trigramma di Gaunter O’Dimm??  Ma sopratutto, avete coperto tutti gli specchi di casa con un drappo di panno nero con filamenti d’oro che traggono il perduto ed innominabile Segno degli Antichi?Ottimo, non dimenticate di rispettare qualche piccola regola, sia mai che a mezzanotte vi faccia visita qualche sgradito ospite dall’oltrelimbo.  E…Quella serie assurda di sciocche convenzioni che voi umani siete soliti fare durante questo santo ritrovo a che punto è? Quella serie di inanità melliflue e stolide, truccarvi da zombi sciamannati o da vampiri mancati, agghindarvi da opime streghe, streghette o perfide bambine indemoniate del Sol Levante, con vesti ciance e scolorite?Ah, Veruno, verrà a intignarvi, dall’esortare del compiere un inno al male…ma solo per questa sera eh, giusto il tempo di celebrare la notte più lunga per noi, zelanti e ossei spettatori notturni.… come dite? Avete intenzione di giocare a The Evil Within 2 ? Sul serio?    Ah. Beh, questo mi sorprende. Invero, non vi credevo così probi.Non temete pallide figure, parleremo del secondo titolo di Tango Gameworks a tempo debito.Come dite? Vorreste qualche ulteriore consiglio?E su cosa di grazia, piccole, pestifere creature anelanti l’oscurità? Vorreste conoscere altri giochi horror?Hmmm…penso di poter esaudire la vostra richiesta.Dovrei avere qualcosa in questo umido cassetto fatto apposta per voi…

Che Shinji Mikami venga considerato un vero maestro, come creatore e regista di videogiochi, non è qualcosa di cui sorprendersi. Quasi 20 anni fa, realizzò il gioco che avrebbe gettato le basi del survival horror, come tutti lo conosciamo. Nel lontano 2005 riscrisse le intoccabili regole che fino agli anni 1999/2002 sancivano il genere, i paletti, le costrizioni, le consuetudini che per quanto significative e coordinate precise del genere, stavano portando al collasso tutto l’impianto del genere survival-horror. Mikami scardinò queste sacre ed inviolabili regole, causando un autentico terremoto nel mondo dei videogiochi, e anche nel genere, causando mal di pancia e mugugni. Mikami era un innovatore, lo si era capito.Le sue brillanti intuizioni di game design, salvarono non solo il genere che aveva contribuito attivamente a creare, ma influenzarono l’intero mondo dei videogiochi in terza persona, generando un vero e proprio alimento cerebrale per gli sviluppatori di videogiochi di tutto il pianeta. Mikami offrì nuovi sentieri e aprì nuove strade, da quel momento in poi, si concludeva un periodo della storia e se ne apriva uno nuovo, esaltante e ricco di prospettive. Dal rinascimento barocco, che aveva il suo fascino, si passò all’epoca industriale.Semplicemente, e molto verosimilmente, senza Shinji Mikami, e le sue intuizioni, non è ben chiaro cosa sarebbe nato videoludicamente e cosa no. Fu merito di uno sbirro con un ciuffetto ribelle, catapultato nella più macabra ed inquietante penisola iberica mai concepita per salvare la figlia del presidente, a collegare i punti e far saltare i ponti [Resident Evil 4].  Se abbiamo salvato il mondo numerose volte dalle Locuste, lo dobbiamo a Leon, se siamo usciti incolumi dai budelli spaziali e claustrofobici di Dead Space, lo dobbiamo a Leon.Super Mario Bros. Doom. Half-Life.The Legend of Zelda. Grand Theft Auto III. Resident Evil 4. Sono pochi i giochi che possono definirsi “in grado di cambiare le cose”.RE4 fu uno di questi.

 

Proprio in questi giorni The Evil Within 2 ha già raggiunto i negozi di mezzo mondo, raccogliendo più critiche che lodi, onestamente, specialmente a causa di qualche idea di game-design forse troppo popolare per trovare casa in un titolo fortemente survival-horror.A prescindere dai problemi o dai punti di forza, il secondo capitolo di questa nuova saga survival-horror sta già intrattenendo e terrificando, ancora una volta, i possessori di PS4, XOne e naturalmente PC.Come accadde esattamente qualche anno fa, con il primo indimenticabile capitolo, ed i suoi 3 contenuti aggiuntivi – necessari – per districarsi nella complessa e multi-sequenziale trama che il titolo proponeva ovvero:  “The Assignment” “The Consequence” e “The Executoner”.  La nuova creazione di Shinji Mikami era un gradito ritorno al terrore primitivo, un ritorno alla vecchia gloria, e ad un certa scuola autoriale, che già avevamo assaggiato e ritrovato con Shadow of The Damned [PS3 – XBox 360].SOTD era una spettacolare scorribanda nel genere TPS orrorifico, ad opera di un Mikami che si prestò a collaudare le follie narrative e visive di Giochi Suda (Suda 51) sul suo nucleo meccanico, affiancando la sua classica struttura musicandola come supplemento artistico dalle struggenti note di Akira Yamaoka.   TEW non è il nuovo RE4 nel senso di demolitore e rielaboratore di un genere.

TEW non è nemmeno un nuovo Resident Evil: Rebirth, cioè la massima rifinitura di stilemi ormai anacronistici. TEW è un ponderato crocevia tra vecchio e nuovo: discretamente nuovo nell’approccio e nell’amalgama dei contenuti (è un survival assai più arioso, ricco di micro-possibilità ludiche e non ingessato nell’impostazione action-arcade di RE4), vecchio nei singoli contenuti singolarmente considerati, se proprio vogliamo valutarli, ma in possesso di una certa spinta propulsiva. TEW è un gioco camaleontico, un scheggia impazzita che assimila e risputa gli ultimi 10 anni di videogiochi in faccia al giocatore lobotomizzato. C’è di tutto dentro, dal walking-simulator attentissimo a non sbrodolare mai fuori, all’hide and seek, letteralmente nascondino con l’assassino, dall’esplosione di scontri a fuoco, a staffette contro i boss in puro stile Mikami.

La trama ci mette nei panni del detective Sebastián Castellanos, lui e i suoi due inossidabili partner, Joseph Oda e la rookie Juli Kidman, risponderanno ad una chiamata di emergenza. Sembra ci sia stato un brutale assassinio al Beacon Hospital, un ospedale psichiatrico. Quando i tre arrivano sulla scena del crimine, scoprono all’interno dell’edificio una vera e propria carneficina. Una moltitudine di corpi maciullati decorano la reception dell’ospedale. Prima ancora di iniziare un’approfondita indagine con il detective Castellanos, saremo attaccati da un misterioso personaggio incappucciato…Per poi risvegliarci in un mondo assolutamente folle, un luogo da incubo in cui non si sa ciò che è reale e ciò che non lo è.Così comincia TEW, senza perdere tempo, proiettando il giocatore attraverso 15 lunghi capitoli di autentica follia visiva, uno Psycho Break (la titolazione originale del gioco) Che non lascia alcuno scampo. Si corre, ci si nasconde, si combatte, ci si spaventa, ci si meraviglia dinnanzi ad alcune trovate che sembrano pescare dalla cinematografia horror più truce e gore, si piazzano trappole, e piano piano, si cerca di districarsi nella trama delirante, assolutamente ermetica. Si affrontano zone da incubo, si coprono percorsi a suon di meticoloso approccio stealth-game e ci si inquieta, tanto.

Con TEW, Mikami sperimenta narrativamente un nuovo mondo connettivo all’orrore canonico che già avevamo conosciuto. Se il suo vecchio cavallo di battaglia (Resident Evil) Sperimentava la paura fisica, cellule impazzite, genomi umani inibridati con letali virus, mostri ed industrie farmaceutiche spietate e senza scrupoli, Mikami con The Evil Within offre un approccio del tutto nuovo ed originale alla paura e alla suspance. La celebre e compianta saga di Konami (Silent Hill) Giocava sulla psicologica la sua partita con i nervi del giocatore, le difformi dimensioni, mondi di carne, ruggine e sangue che si collegavano tra il peccato e la colpa. The Evil Within sceglie di giocare tutta la sua forza narrativa sul cervello e su una idea parecchio originale: Camuffare l’orrore agli occhi dello spettatore.

In TEW viene messo spesso alla prova il cervello del giocatore, viene proiettato in questa storia frammentata e distopica, una visone non ordinata che si sussegue in questo universo mentale che solo apparentemente sembra un collage di cliché horror, composto da una narrazione volutamente contorta tra sangue e frattaglie, alla quale segue un martellante susseguirsi di immagini forti su schermo che spiegano pochissimo di quello che in realtà stiamo facendo.

Di base, dovremmo fare affidamento sul detto “prosegui e tutto ti sarà spiegato” un vacuo appiglio poiché TEW mette a dura prova le capacità logiche e di deduzione del fruitore. Il gioco non offre una trama servita come un cibo precotto, sarà compito del giocatore raccogliere i pezzi del mosaico d’orrore e ricomporre l’immagine, cercando di far combaciare i blocchi narrativi.

TEW non è un titolo guidato dalla grafica, ma gli scenari che visiteremo sono progettato e lavorati come la vecchia scuola d’artigianato insegna, riusciranno a far raggiungere i brividi in più di una occasione. Un lugubre ospedale psichiatrico, con mattonelle imbrattate di sangue, e pavimenti divelti, un cupo bosco con alberi immersi nella nebbia, un piccolo villaggio rurale, un lussuoso e terrificante palazzo victoriano, questi, sono solo alcuni degli scenari da visitare durante il nostro autentico viaggio verso la follia. Tutto è ricreato con un grande dispiego di arte concettuale, facendo emergere un sacco di dettagli. Le creature che Sebastian dovrà affrontare sono tra i top generazionali, sia come concept-art che ideazione, un autentico bestiario di orrori che strisciano, corrono, ciondolano, verso di noi. Oltre a questo, TEW ha una versa e propria scuola di approccio, un sistema che premia un certo tipo di gioco, con nervi saldi e il cervello sveglio. Il titolo non si affida ad un onnicomprensivo schema, sistematicamente invece si allarga di stage in stage. La cosa, spiazza, disorienta e fa sembrare TEW la scheggia impazzita che in effetti è. Eppure ci si sente a casa, forse perchè a conti fatti Mikami gioca di rado la carta dell’invenzione e molto più spesso quelle invece dell’ammodernamento, della citazione e pure della pigra riproposizione. I boss in particolare sono piacevolissimi deja vu,

“Un diffuso citazionismo nostalgico non adombra la modernità e l’attualità di questo survival-horror che poco ha da invidiare al “supposto avanguardismo”

Dai postumi di Project Zwei, e nelle vesti di produttore e regista, Mikami dirige i neonati Tango Gameworks verso una nuova spaventosa avventura, che assumerà, se si confermano alcuni presentimenti del sottoscritto, i canoni di una imperdibile trilogia, o di una vera e propria serie di giochi pubblicati da una Bethesda forse rinsavita (?) che finalmente ha capito di avere nella scuderia un cavallo di razza, i Tango, oltre che Mikami.   Con The Evil Within, nella cui titolazione non è certo celato un graditissimo omaggio alla saga che più lo rese noto, Mikami tenta di bissare il successo come game-designer, già ottenuto in diversi ambiti, proseguendo la sua impervia strada, riportando l’orrore alle sue radici.La cosa più incredibile di TEW è che non presenta nuove meccaniche, o nuovi incredibili sistemi di gioco, tutto quello che offre è materia parzialmente già vista, eppure la mano che sancisce tutto questo è unica e tutta l’esperienza è ancorata saldamente ad una direzione e ad una progettualità, semplicemente ben studiata. The Evil Within è un titolo imperdibile di questa generazione, se ancora non l’avete giocato, perché dubbiosi sull’operato di Mikami e di Tango GameWorks, o perché l’ennesima recensione vi ha convinto con il solito tormentone al suon di “non fa paura”, benché la paura sia assolutamente un criterio soggettivo e quindi non opinabile più di tanto, potete attuare adesso una riconversione.

“Felice notte delle Streghe e ricordatevi che in questa sera tutto è possibile. Siamo viandanti su questa terra inquieta. Siamo fiammelle erranti nelle tenebre del mistero. Portiamo per pochi passi il testimone che i nostri antenati ci hanno lasciato, in attesa di consegnarlo a chi verrà. In questa notte in cui tutto è morto e vivo allo stesso tempo; in cui tutto torna e tutti tornano, in cui convivono il brivido e il sorriso, se siete saggi, non festeggiatela troppo”

 

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