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SPLATTERHOUSE (NAMCO, 1988)

di il 25 marzo 2017
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Splatterhouse è stato un gettonatissimo arcade a scorrimento laterale sviluppato dalla Namco nel 1988. Rende omaggio agli horror movie degli anni ’80 ed è chiaramente ispirato alle serie cinematografiche “Venerdì 13”, “Nightmare” e “La Casa”, dando vita ad un interessante connubio, inedito per quegli anni, tra cinema horror e videogiochi. Siamo di fronte ad un titolo che, in perfetta coerenza con il prefisso “splatter”, fu bandito da alcune sale giochi proprio per il suo contenuto alquanto scabroso, ritenuto poco adatto ai ragazzini dell’epoca.

La trama del gioco è una delle più classiche: il protagonista di turno deve salvare la propria ragazza, fronteggiando svariati mostri, mentre avanza in un lunghissimo percorso pieno di insidie. Classico e in perfetto stile horror è anche il prologo del gioco: i fidanzatini Rick e Jennifer, colti da una violenta tempesta, si rifugiano in un’abitazione nel cuore del bosco e restano intrappolati. La ragazza viene rapita da una sorta di scienziato pazzo ed il nostro Rick perde i sensi.

Si risveglia successivamente in una prigione, in compagnia di una magica maschera da hockey, quella del famoso Jason, il mostro sanguinario della serie “Venerdì 13” che si rivela essere dotata di straordinari poteri. La maschera, infatti, si attacca al viso del nostro Rick, fondendosi con il suo corpo e trasformandolo in un energumeno dotato di forza sovrumana.

Comincia così l’avventura proposta da Splatterhouse, dove il nostro protagonista mascherato inizia ad addentrarsi in un dungeon popolato da orde di mostri nel tentativo disperato di ritrovare la propria ragazza. Come detto in precedenza, il gioco è a scorrimento laterale e consente al protagonista di saltare, abbassarsi, sferrare pugni e calci, generare attacchi speciali ed utilizzare svariate armi sparse nei vari livelli di gioco, utilissime per fronteggiare i boss di fine livello.

Dopo sette livelli e conseguenti sette boss finali, Splatterhouse si conclude con il suo epilogo raccapricciante, lasciando il giocatore smarrito sia per la rapida conclusione che per il basso grado di difficoltà delle meccaniche di gioco ma ugualmente affascinato per la grafica e le scene sanguinose proposte dall’avventura.

Per gli sviluppatori di Namco, Splatterhouse fu un trionfo, perché riuscirono a compensare un gameplay fondamentalmente mediocre con una qualità grafica, di immagini e suoni davvero eccellenti. Fu uno deigiochi più realistici di fine anni 80 che per la prima volta iniziava a prendere le distanze dai fumettosi titoli come Ghost n’ Goblin e similari, proponendosi di fatto come apripista per i successivi titoli a tema “horror realistico”.

ANDREA CUCCI 

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