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Red Dead Redemption II: l’esperienza di gioco

di il 1 novembre 2018
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Otto anni fa ho iniziato un percorso. Un percorso che mi ha “formato” in tutto e per tutto. È bastato poco. Cowboy, sparatorie, primi del ‘900, America. Per un ragazzino appassionato di storia sembrava un sogno. Così, quasi per caso, è iniziata la mia avventura. Comprai il gioco ben tre volte. In tutto completai la storia dodici volte. Dal 2010, sono tornato costantemente sul gioco fino al 2015, quando la mia PS3 mi ha abbandonato. Sentivo talmente tanto il bisogno di tornare a “vivere” quelle avventure che lo ricomprai per Xbox 360 così da giocarci con la retrocompatibilità su Xbox One. Insomma, Red Dead Redemption è stato il gioco al quale ho giocato maggiormente in tutta la mia vita.

Il sequel

Quando fu annunciato il sequel ero euforico, ma allo stesso tempo molto preoccupato. Avevo paura che quelle atmosfere, quella sottile tenerezza, quella lentezza nei modi e nelle azioni che si trovava nel primo capitolo potesse essere stata estirpata dal gioco in favore di qualcosa di molto più familiare a Grand Theft Auto, in modo da attirare un numero maggiore di giocatori. Queste paure sono scomparse, soffocate da una lentezza mai vista in un videogioco.

Ogni azione, ogni gesto, ogni movimento, ogni sforzo sembra vero. Questa lentezza è ciò che rende Red Dead Redemption 2 uno dei giochi migliori al quale abbia mai giocato. Sei costretto ad immergerti completamente in questo mondo, ad agire “normalmente”, con riguardo verso l’ambiente circostante. Ogni momento di questo gioco è pesante, consistente, vero.

Non dispiace rallentare i ritmi di gioco per passeggiare tra i rigogliosi boschi americani, rimanere ad ascoltare per ore le storie di amici o sconosciuti, aspettare la preda, braccarla e cacciarla per poi riportarla in città e venderla. Non dispiace fare assolutamente niente. Ogni minuto passato ad esplorare, a cavalcare, a pescare, a parlare, a guardare uno spettacolo di varietà, a stanare un ricercato è assolutamente unico. Tutto ciò è estremamente rilassante. Crearsi la propria routine giornaliera, come faremmo nella vita reale, aggiunge uno spessore mai sperimentato prima in un videogioco.

La voglia di esplorare e avventurarsi

è anche dovuta al miglior comparto tecnico che si sia mai visto su console. Ogni scorcio è un miracolo visivo. Ogni interazione è reale. Per la prima volta, il mondo di gioco risponde veramente alle nostre azioni. Sa chi siamo, cosa abbiamo fatto. Quali sono stati i nosti peccati e le nostre buone azioni. Tutti reagiscono alla nostra presenza a causa del nostro comportamento, della nostra fama, del nostro aspetto.

Tutto questo mondo di “bari e bugiardi” è sorretto da una lunghissima e lentissima storia. E la lentezza non è un problema, perché ogni cosa che viene raccontata ha un fine ben preciso. La longevità non è data dal fatto che bisogna salire di livello per poter affrontare una missione. Sì può anche scegliere di seguire subito la storia nella sua interezza. Non è diluita attraverso espedienti che costringono il giocatore a fare altro prima di procedere. Le 60 ore sono veramente 60 ore di storia senza interruzioni, cosa più unica che rara ultimamente. Per non parlare del fatto che le vicende sono anche dannatamente interessante. Complice una scrittura che (ultimamente) raramente si trova nei videogiochi. I personaggi sono così ben caratterizzati che ti affezioni ad ognuno di loro, nel bene e nel male. Riesci a provare empatia anche per la peggiore delle fecce.

Pensavo non ci potesse essere personaggio migliore di John Marston, e invece mi sbagliavo. Arthur Morgan riesce a fare breccia nel cuore, sbalordendoti con momenti veramente toccanti. È un uomo buono che ha fatto cose cattive. Un disilluso. Un sognatore. Sa di non poter diventare un uomo migliore, ma fa di tutto pur di dare la possibilità a chi gli sta vicino di essere l’uomo che lui non è mai stato.

Red Dead Redemption II è una storia d’amore

È davvero una storia d’amore, quella raccontata in Red Dead Redemption 2. Amore per il prossimo, amore per le persone a noi care, amore per la vita, amore per i propri ideali. Il gioco non si fa problemi a rallentare per analizzare più da vicino le relazioni tra i vari personaggi. Non si fa problemi a mostrarti i piccoli momenti della vita quotidiana. Futili e inutili frammenti di una vita prossima all’estinzione, all’annientamento, alla “civilizzazione”. La quiete prima della tempesta.

Red Dead Redemption 2 è stato un azzardo, forse il più grande della storia videoludica. Non è un gioco perfetto, ma è ciò che più ci si avvicina. Quello qui sotto è solo un numero privo di valore. Un indice di gradimento. Non è detto che qualcosa debba essere perfetto per farci innamorare, per farci provare delle emozioni indelebili. Inseguiamo la perfezione senza renderci conto che ciò che conta veramente è davanti ai nostri occhi.

Promuovo a pieni voti Red Dead Redemption 2 per la complessità, la profondità, lo spessore ed il coraggio dimostrato in un periodo in cui manca l’audacia di osare. Rockstar ha rischiato tutto pur di regalarci un gioco realistico. Poteva andare sul sicuro. Creare un titolo immediato, più votato al divertimento che al realismo. Ma così non è stato. Ha dimostrato di saper andare oltre il mero gioco commerciale e sfidare l’utenza confezionando un titolo che non è un semplice videogioco, ma un’esperienza di vita.

MATTIA PESCITELLI

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